AI Act: cosa deve fare un’azienda che usa l’intelligenza artificiale
In breve
L’AI Act è il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale. Per un’azienda che usa ChatGPT, Copilot o strumenti simili, oggi chiede soprattutto tre cose: formare chi li usa, non usarli per le pratiche vietate e rendere riconoscibili alcuni contenuti generati. In Italia, chi usa sistemi automatici per decidere o controllare questioni del personale deve anche informare i lavoratori. Gli obblighi più pesanti, quelli per i sistemi «ad alto rischio», sono stati rinviati al 2027 e al 2028.
Quasi in ogni azienda c’è già qualcuno che usa l’intelligenza artificiale: per scrivere una mail, riassumere un documento, preparare un preventivo. Spesso senza che nessuno l’abbia deciso. È qui che l’AI Act riguarda anche le piccole e medie imprese, non solo chi sviluppa i sistemi.
In questa guida spieghiamo, in parole semplici, cosa vale già oggi, cosa è stato rinviato e da dove cominciare. Non è una consulenza legale: per i casi particolari serve un avvocato. È il quadro che serve per non farsi trovare impreparati.
Cos’è l’AI Act, in parole semplici
È il Regolamento (UE) 2024/1689, in vigore dal 1° agosto 2024. Non vieta l’intelligenza artificiale: la divide per livelli di rischio e chiede di più dove il rischio è più alto.
Chi sviluppa
I fornitori
Chi crea un sistema di intelligenza artificiale e lo mette sul mercato: gli obblighi più numerosi sono suoi.
Chi usa
Le aziende utilizzatrici
Chi usa un sistema nel proprio lavoro, come un’azienda che usa ChatGPT: meno obblighi, ma non zero.
Cosa vale già oggi
1. Formare chi usa l’intelligenza artificiale
Dal 2 febbraio 2025 chi usa sistemi di intelligenza artificiale deve occuparsi della loro conoscenza da parte del personale: l’articolo 4 la chiama alfabetizzazione. Nel 2026 la regola è stata ammorbidita: ora si chiede di adottare misure per sostenere questa formazione, senza dover garantire un livello preciso per ogni persona. In pratica: sapere chi usa quali strumenti, e insegnare a usarli bene, con i loro limiti.
2. Niente pratiche vietate
Dalla stessa data sono vietati alcuni usi: per esempio dedurre le emozioni delle persone sul posto di lavoro dai loro dati biometrici, salvo motivi medici o di sicurezza, o dedurre dai dati biometrici caratteristiche come opinioni politiche, convinzioni religiose o orientamento sessuale. Per un’azienda normale sono usi rari, ma conviene saperlo prima di comprare uno strumento che promette di «leggere» i clienti o i dipendenti.

3. Rendere riconoscibili alcuni contenuti
Chi pubblica immagini, audio o video generati o modificati con l’intelligenza artificiale che somigliano a persone, luoghi o fatti reali e possono sembrare autentici, i cosiddetti deepfake, deve dichiararlo. Anche noi, sul nostro sito, scriviamo sotto ogni immagine quando è fatta con l’intelligenza artificiale.
4. In Italia: informare i lavoratori
La legge 23 settembre 2025, n. 132, in vigore dal 10 ottobre 2025, aggiunge un obbligo nazionale. Chi usa sistemi di intelligenza artificiale che decidono o controllano in modo automatico questioni del personale, come assunzioni, compiti, valutazioni o monitoraggio, deve informare per iscritto i lavoratori, nei casi e nei modi già previsti per i sistemi automatizzati dal decreto trasparenza. I professionisti, come commercialisti e avvocati, devono dire ai clienti se usano l’intelligenza artificiale nel loro lavoro.
Cosa è stato rinviato
Gli obblighi per i sistemi ad alto rischio, quelli usati per esempio per selezionare il personale, concedere credito o gestire infrastrutture, dovevano partire il 2 agosto 2026, e quelli per i sistemi dentro prodotti già regolati il 2 agosto 2027. Con il Regolamento (UE) 2026/1744, il cosiddetto Digital Omnibus, in vigore dal 27 luglio 2026, sono stati spostati al 2 dicembre 2027 e, per i sistemi dentro prodotti già regolati come macchine e dispositivi, al 2 agosto 2028.
Il rinvio non cancella gli obblighi di oggi. E chi sta scegliendo adesso uno strumento per la selezione del personale fa bene a chiedere al fornitore come si preparerà.
Da dove cominciare, in cinque passi
- Fate l’elenco degli strumenti di intelligenza artificiale già usati in azienda, anche quelli gratuiti, e da chi.
- Scrivete regole semplici: cosa si può dare all’intelligenza artificiale e cosa no. Dati dei clienti, contratti e listini riservati, di solito, no.
- Formate chi la usa: come si chiede, come si controlla una risposta, quali errori fa.
- Scegliete gli strumenti: un abbonamento aziendale, di cui avete verificato nelle condizioni del servizio che non usa i vostri dati per addestrarsi, è diverso da un account personale gratuito.
- Partite da un caso utile: un lavoro ripetitivo in cui l’intelligenza artificiale fa risparmiare tempo davvero, misurato prima e dopo.

Come lavoriamo noi
Con le aziende partiamo quasi sempre da qui: capire dove l’intelligenza artificiale fa risparmiare tempo davvero, con quali regole e quali strumenti. Poi facciamo la formazione con chi la userà, costruita sui lavori dell’azienda e non su esempi generici. Quando serve un sistema che risponde con i documenti dell’azienda, lo costruiamo: è il nostro cervello AI aziendale. Consulenza e corsi sono nella pagina Consulenza AI e corsi per aziende.
Domande frequenti
L’AI Act riguarda anche una piccola azienda che usa solo ChatGPT?
Sì, in parte. Chi usa sistemi di intelligenza artificiale deve adottare misure per formare il personale che li usa (articolo 4, in vigore dal 2 febbraio 2025, ammorbidito nel 2026), non può usarli per le pratiche vietate e deve dichiarare i deepfake, cioè i contenuti generati che somigliano a persone, luoghi o fatti reali. Gli obblighi più pesanti riguardano chi sviluppa i sistemi e chi usa sistemi ad alto rischio.
Gli obblighi per l’alto rischio sono stati rinviati?
Sì. Il Regolamento (UE) 2026/1744, in vigore dal 27 luglio 2026, li ha spostati al 2 dicembre 2027 e, per i sistemi inseriti in prodotti già regolati, al 2 agosto 2028. Gli obblighi già in vigore restano.
Devo informare i dipendenti se uso l’intelligenza artificiale?
In Italia sì, quando usi sistemi che decidono o controllano in modo automatico questioni del personale, come assunzioni, compiti, valutazioni o monitoraggio: lo prevede la legge 132/2025, in vigore dal 10 ottobre 2025, che rinvia all’informativa scritta del decreto trasparenza. Per i casi concreti conviene sentire il consulente del lavoro.
Fonti
- Regolamento (UE) 2024/1689 sull’intelligenza artificiale (AI Act), articoli 4, 5 e 50.
- Regolamento (UE) 2026/1744 (Digital Omnibus sull’intelligenza artificiale), in vigore dal 27 luglio 2026.
- Legge 23 settembre 2025, n. 132, disposizioni in materia di intelligenza artificiale, articoli 11 e 13.
- Decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 152, articolo 1-bis (informativa sui sistemi decisionali o di monitoraggio automatizzati, introdotto dal decreto trasparenza).
Chi l'ha scritta
Gian Claudio Emiliani, responsabile SEO e GEO di Over Cover Scriba. Circa vent'anni fra grafica, web e stampa; oggi misura ogni mese quante volte Google e le AI citano i siti che seguiamo.
Vuoi capire dove l'intelligenza artificiale fa risparmiare tempo nella tua azienda? Partiamo da un caso vostro.
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